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Sanità: Comunicazione come risparmio
Creare un messaggio incisivo, fare in modo che raggiunga il target definito e verificare l’impatto che ha ottenuto e verificarne in seguito i risultati in termini di efficacia, sono questi i punti fondamentali dei programmi di comunicazione sanitaria. Perché la comunicazione sanitaria, il marketing sociale non hanno senso in sé, ma lo acquistano nel momento in cui raggiungono il proprio fine, il più importante: influenzare positivamente le scelte per la salute dei cittadini.
Come varcare la soglia protetta delle cattive abitudini? Come fare breccia nelle menti dei cittadini per acquisire una maggiore e più corretta consapevolezza dei servizi offerti dal Servizio Sanitario Nazionale?
Servono studi di marketing per esplorare le motivazioni che spingono ad assumere o a non assumere certi comportamenti sanitari in quanto comportamenti complessi: curare l’igiene personale per esempio, risponde a motivazioni sociali, culturali e personali.
Perché nonostante si riconosca la dannosità di certi comportamenti per la salute ciò non basta perché tali comportamenti non vengano assunti.
Questo accade anche perché è difficile incidere sulle strutture sociali esistenti che creano le abitudini.
Per esempio il cambiamento della struttura familiare è responsabile delle profonde modifiche delle abitudini alimentari di adulti e bambini. Il tipo di alimentazione poco equilibrata e poco controllata sta contribuendo all’aumento dell’obesità infantile.
La salute è ovviamente un costo. Se le persone iniziassero a concepire la prevenzione come strumento di risparmio, oltre che come mezzo per vivere meglio, il nostro sistema sanitario ne gioverebbe non poco.
L’obesità è un problema sociale di rilevanza mondiale.
Lo studio condotto all’inizio degli anni 2000 dal Centro di Farmaco-economia dell’Università degli Studi di Milano (SPESA), ci dice che il sovrappeso, l’obesità e le malattie che queste condizioni causano (diabete e malattie cardiovascolari) costano ogni anno al Paese ben 22,8 miliardi di Euro di soli costi diretti, per ospedalizzazione e cure mediche. Di obesità si muore, 390 persone ogni centomila abitanti ogni anno. Giovani adulti con un indice di massa corporea (BMI) di 35 o superiore hanno una riduzione nell’aspettativa di vita fino a 10 anni.
Secondo i dati resi pubblici al congresso europeo sull’obesità di Ginevra (ECO 2008) dall’International Association for the Study of Obesity (IASO), nell’Europa, con piccole eccezioni, oltre la metà della popolazione maschile è obesa o in sovrappeso. Leggermente migliore la situazione per quanto riguarda le donne. L’obesità è in crescita in entrambi i sessi, in quasi ogni nazione, con minime eccezioni.
In Italia il sovrappeso riguarda il 42,5% dei maschi, mentre sono obesi il 10,5%. Le donne invece sono meno in sovrappeso (il 26,6%), ma è alto il tasso di obese (9,1%). In totale, risultano sovrappeso il 34,2% degli italiani e obesi il 9,8%, due dati in continua crescita. Secondo la Società Italiana dell’Obesità (SIO) nel 2025 il tasso di obesità negli adulti arriverà al 14%.
In Italia, oltre un terzo dei bambini tra i sei e i nove anni risulta in sovrappeso o obeso (34,1%), nella fascia tra i 10 e i 13 anni siamo al 25,4% e tra i 14 e i 17 anni al 13,9%.
Per i bambini e adolescenti italiani, al di sotto della maggiore età, l’obesità infantile si attesta al 4% di media; nel 2025, mantenendosi questa situazione, l’obesità infantile in Italia triplicherà, arrivando al 12,2% (stime della SIO).
La comunicazione sanitaria, l’integrazione dei processi socio-sanitari, con la conoscenza che portano con sé, con i modelli che sono in grado di imporre, avendo il giusto spazio, la corretta rilevanza nazionale ed internazionale, potrebbero favorire la riduzione non solo della spesa pubblica sanitaria ma soprattutto evitabili decessi e disabilità.
Dott. Massimiliano Picardi Presidente Cda Medilife S.p.a.
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